Ora d(‘)aria
La scorsa settimana la mia Fiat Punto (vecchio modello, Diesel, 1.7 di cilindrata) è stata messa in pensione a causa dello stato di salute oramai compromesso. Abbiamo aprofittato di un’occasione per una Fiat Panda 1.2 Dynamic Natural Power, una piccola utilitaria alimentata a metano su cui siamo riusciti ad avere gli incentivi. Da una decina d’anni ormai usiamo solo macchine a Gpl in casa, così abbiamo deciso di provare questa nuova (per noi) soluzione. La cosa di per sé potrebbe essere priva di interesse, se non fosse per alcune cose che ho notato e su cui ho riflettuto molto ripensando all’acquisto.
Primo. Le macchine a metano e i relativi distributori sono troppo pochi. Come mai si investe così poco su questa tecnologia che esiste da decenni? Al Nord va anche bene come numeri, ma più si scende più la possibilità di fare rifornimento diventa remota. E pensare che il metano è un idrocarburo di cui c’è disponibilità e che può anche essere distribuito tramite la normale rete di tubature italiana, attualmente la più sviluppata al mondo.
Secondo. A parte il costruttore indiano TATA che, con i suoi prezzi bassi, offre un’ utilitaria a circa 12.000 euro di listino, la macchina più economica è quella che ho comprato io: 14.201 euro senza incentivi. Mi sembra un po’ troppo.
Terzo. Secondo me bisognerebbe considerare i costi per la salute quando si stabilisce il prezzo del carburante. Milano (vedi sotto) è una delle dieci città al mondo più inquinate dal PM10 ovvero le polveri sottili del Diesel, oltre che delle fabbriche. Perché far pagare meno il Diesel? I costi dovuti all’inquinamento sono di circa 4,5 miliardi di euro l’anno e vanno caricati sulle accise dei carburanti in proporzione al loro potere inquinante. Ma queste sono le accise attualmente in vigore:
1,90 lire per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935;
14 lire per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
10 lire per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963;
10 lire per il finanziamento dell’alluvione di Firenze del 1966;
10 lire per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968;
99 lire per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976;
75 lire per il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980;
205 lire per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
22 lire per il finanziamento della missione UNMIBH in Bosnia Erzegovina del 1996;
39 lire per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.
Stesso discorso vale per le sigarette o i principali alimenti che causano problemi di ipertensione.
Quattro. Milano è stretta nella morsa dello smog con sforamenti continui, una soglia di inquinamento inaccettabile, gravi rischi per la salute dei cittadini e una serie di politiche fallimentari. Ma non c’è da sorprendersi quando il Sindaco del Comune in questione (Letizia Moratti) ha affari diretti nell’industria petrolifera (Saras).
Cinque. La vera svolta è il potenziamento del trasporto pubblico, investimenti sulle piste ciclabili e la vera difesa degli spazi verdi o delle aree pedonali. Sono appena tornato da Valencia, splendida città, dove certo il traffico non manca. Ma lì le piste ciclabili ci sono e il trasporto pubblico sembra funzionare. Prendere l’auto a metano è sicuramente buono, così come a Gpl, ma noi in famiglia siamo in tre con tre macchine e questo è sbagliato. A settembre ho riscoperto la bici, poi è arrivato il freddo. Appena torna la bella stagione mi rimetterò in sella, così magari perdo anche qualche chilo e mi sento meno in colpa verso l’ambiente. Una soddisfazione non da poco.
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~ di gabrieleveronesi su febbraio 6, 2010.
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Tag: accisa, bicicletta, Fiat Panda, Fiat Punto, Gpl, inquinamento, Metano, Milano, Moratti, PM10, polveri sottili, Valencia
Una Risposta to “Ora d(‘)aria”
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[...] alla categoria, ho deciso che valeva la pena rompere il tabù. Arrivo con la mia nuova Panda (vedi post precedente) ottimista sul trovare parcheggio. L’edificio si trova in una zona amena di Modena, [...]
La prima volta al multiplex « Eating Shit (beta) ha detto questo su febbraio 24, 2010 a 12:48 pm